Intervista a Nikita Diakur, l’avanguardistico regista di “Ugly” e “Fest”

Nikita Diakur è un film-maker di origini russe, recentemente acclamato da critica e pubblico per il suo cortometraggio sperimentale “FEST”. Proprio all’opera processuale è stata riservata la menzione speciale da parte della Giuria Giovani di Concorto Film Fest, la quale ha ritenuto di interesse artistico la capacità di indirizzare la sperimentazione verso un’identità autoriale. Ma che cos’è FEST? Parliamone con lui in questa breve intervista da lui gentilmente concessa.

Fest liberamente visionabile sul canale youtube di AdultSwim

Un’avanguardistica follia costruita attorno al caos di assi cartesiani e linee direttive, più abili a sfasciare l’animazione ancor prima di definirla. Il risultato di una tecnica studiata negli anni, la quale pone al centro le potenzialità espressive delle nuove tecnologie e si proietta verso terreni artistici ancora sconosciuti. Questo, ma ancora tanto altro, è la ricerca artistica di Nikita Diakur.

Ciao Nikita, grazie per il tuo tempo. Inizio con il farti i complimenti per “Fest”, che al Concorto Film Festival ha ricevuto il plauso del pubblico e la menzione speciale della Giuria Giovani

Grazie, sono molto felice. Inizialmente non sapevo fosse stata la Giuria Giovani a riservarmi questa premiazione, quando poi l’ho saputo sono stato ancora più contento.

Partendo allora proprio da “Fest”, la sensazione durante la visione è quella di un lavoro estetico che destruttura l’ordine a cui l’animazione ci ha abituato: questo ha per te anche un valore tematico? Cioè credi che in qualche modo abbia a che fare con la nostra contemporaneità questo disordine incontrollato o la tua è una ricerca semplicemente espressiva?

Ha assolutamente una connessione con il mondo che ci circonda. A me affascina il fatto che nessuno di noi possa controllare tutto quello che ci circonda, perché il mondo è davvero complesso e caotico. Non si può semplificare come alcune persone provano a fare. Quello che provo a mostrare in “Fest” è un tipo di caos difficile da capire, molto frammentato. Puoi vedere le cose da certi angoli, ma non da tutti, e spesso le cose sono distorte. A volte le persone provano a trovarci un senso, a un primo sguardo può apparire come qualcosa di casuale e a volte trovano un’interpretazione. Per esempio alcune persone ci trovano un senso con la vita, ma il punto è che ogni spettatore può trovare una propria prospettiva di lettura. Credo che il senso sia questo, una questione di angoli.

Produzioni sperimentali come le tue trovano terreno fertile in kermesse e manifestazioni culturali sempre più attente alla qualità, quanto è importante per te l’atmosfera dei Festival?

Mi dà sempre una grande motivazione per fare film. Da artista è un vero privilegio, perché incontri persone davvero talentuose, c’è un incontro con un’arte che fa parte di un movimento più grande di te. Ho avuto molti bei momenti durante i festival, e penso sia importante anche per il pubblico partecipare a questi eventi per scoprire una realtà artistica e produttiva fuori dal flusso commerciale a cui tutti sono assuefatti.

Puoi parlarci brevemente di come nasce il tuo processo creativo e del ruolo che la tecnologia svolge in questo?

Per me il processo creativo è una questione pratica, riguarda il fare delle cose, creare. Perché l’animazione è veramente stagnante e spesso l’istituzione che ci sta dietro tende a bloccare la tua libertà. Dunque quando si arriva ad avere una storia, uno storyboard e gli animatics ti trovi bloccato in questo sistema chiuso. E questo è quello che a me non piace proprio, lo trovo noioso. Mi piace sperimentare, e tecnologie come l’intelligenza artificiale, la simulazione, ti permettono di farlo. In questo modo il computer diventa tuo complice, esattamente come in un lavoro di team sul set. Il punto è che non controlli tutto, tu dai una direzione e il computer ti aiuta a esprimerti senza chiuderti possibilità creative.

La tua animazione riesce ad immergere molto lo spettatore in una realtà che è totalmente simulata e caotica: vedi un futuro per la tua tecnica in modalità di fruizione come la realtà virtuale?

La realtà virtuale è certamente uno dei caratteri che definiranno il domani, ma il futuro non è così prevedibile. Ci sono molte possibilità che oggi e in futuro renderanno facile e stimolante l’espressione artistica. Diventa quasi difficile tenere sotto controllo tutte le occasioni che di giorno in giorno si presentano, quindi la Realtà Virtuale avrà un ruolo importante nell’animazione e nell’arte, ma sarà solo una piccola parte. C’è molto altro e la tecnologia viaggia a velocità sempre più elevate.

Quale ruolo vedi per l’intelligenza artificiale e gli algoritmi nell’ambito dell’animazione e della produzione di film in futuro?

Questi strumenti ti liberano in quanto film-maker, permettendoti di focalizzarti su cose diverse come la storia o l’idea. La macchina si prende carico di molte delle energie richieste per la produzione tecnica. Non devo più trascorrere ore dietro ai key frames dell’animazione tradizionale, non è più necessario lavorarci intere giornate. Con il machine learning puoi concentrarti sul testare le possibilità artistiche di questi strumenti, ad esempio insegnando a dei pupazzi digitali come muoversi e come portare a termine certe azioni utili a quello che si vuole raccontare. Ora più persone possono avvicinarsi all’animazione, e in direzioni sempre nuove. Questi strumenti aprono l’animazione a team di sperimentazione sempre più complessi, capaci di raggiungere risultati per molti versi ancora inimmaginabili.

Come è cambiata la tua tecnica nel passaggio da “Ugly” a “FEST”?

Ugly era anch’esso una sorta di simulazione, ma era ancora renderizzata. Il computer calcolava ancora immagini e vedevi un mondo simulato. In Fest la cosa risulta molto più autentica, onesta, perché non cerco di nascondere la composizione del movimento. Vedi tutte le molle, i fili, le strutture che guidano i personaggi. “Fest” prova ad imitare il mondo per come è, ma mostra soprattutto come il computer lo crea.

Ugly, liberamente visionabile sul canale vimeo di Nikita Diakur

Ugly è stato un vero e proprio successo, Fest va incontro allo stesso risultato: cosa verrà dopo? Quali progetti hai in corso?

Al momento sto lavorando con un programmatore, stiamo provando a muoverci più lontani di “Fest”. In “Fest” avevamo il controllo del computer, noi vogliamo perderlo dando al computer più libertà. È un tema molto complesso quello dell’intelligenza artificiale, sicuramente spaventa ed è imprevedibile dove andrà. Penso però sia ancora importante cercare di capirla, affrontarla. Questo è il mio modo di affrontare il caos, l’imprevedibilità. Provare a lavorare con il computer e vedere quanto lontani possiamo andare, è interessante perché a un certo punto sarai capace di dire ai tuoi personaggi virtuali di agire autonomamente. Sarà interessante. Terminator si avvicina.

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