Concorto Film Festival 2019 – Tutte le opere in concorso: Volume 1

Tutti i corti in concorso alla diciottesima edizione del Concorto Film Festival, manifestazione culturale e competizione internazionale con sede a Piacenza (17 – 24 Agosto). Essendo le opere in totale 52, si è optato per una divisione per “Volumi”, corrispondente alla programmazione quotidiana aperta al pubblico.

She Runs

Regia di: Qiu Yang

Trama: durante un normale inverno cinese, una studentessa delle medie, Yu, cerca di abbandonare la sua squadra di ballo con ogni mezzo possibile.

Commento: Qiu Yang non si risparmia nel mettere in scena il dolore di una ragazza tenuta prigioniera di un futuro che non ha scelto. “Se fossi andata bene a scuola non avresti dovuto ripiegare sull’aerobica”, la riprende il padre, mentre lei accumula rabbia e risentimento in un silenzio lesivo. C’è così il dramma dell’obbligo, dell’imposizione, ma anche il senso del riscatto che scivola tra inquadrature sempre più confuse e accostate verso un climax che per quanto tragico possa apparire per la ragazza, lo è ancora di più se riportato alla metafora dell’intera Cina fotografata da Qiu Yang.

In our Synagogue

Regia di: Ivan Orlenko

Trama: un giovane ragazzo vuole scoprire quale animale abita la Sinagoga, ma cercando di catturare l’animale si immerge in uno strano insieme di leggende e verità miste assieme.

Commento: l’opera prima di Ivan Orlenko è uno splendido cortometraggio tratto dal racconto omonimo di Franz Kafka, il cui bianco e nero di natura onirica sembra mischiare e rievocare la cultura ebraica nel particolare dell’occupazione nazista in Ucraina e nell’universale della tradizione. Si entra ed osserva la Sinagoga attraverso gli occhi di un ragazzo in cerca di spiegazioni per ciò che non conosce, ossia il mostro che si dice abiti il luogo di culto, e così facendo si assiste ad un groviglio di immagini di cui è difficile distinguere vero e falso. Un montaggio alternato tragico unisce dunque lo sguardo attraverso lo spioncino di una porta e il foro del muro davanti cui vengono posti gli Ebrei, facendo così collidere il terrore dell’ignoto e del ben noto. L’impasto che ne esce è una favola storica, capace di raccontare l’iniziazione del ragazzo all’età adulta e assieme il terrore che lo aspetta.

All Inclusive

Regia di: Corina Schwingruber Ilić

 

Trama: Esercizi ginnici sul terrazzo, un trenino nella sala da pranzo, un servizio fotografico con il capitano o un concorso di bellezza per tutte le età: il divertimento è garantito ventiquattro ore al giorno su una nave da crociera, mentre si galleggia insieme alla propria camera d’albergo. Le fortezze marine da vacanza sono di moda e il business prospera. Nella scia della nave maestosa restano un cumulo di ricordi digitali e la nuvola dei fumi di scarico all’orizzonte.

Commento della Regista: Mentre nei giorni andati le attrazioni principali di una crociera erano le destinazioni e il lusso, oggi le compagnie di navigazione fanno a gara a offrire ogni tipo di intrattenimento e arredi d’interno firmati. Le crociere ormai sono a disposizione delle masse. Mi sembra che in una crociera si riuniscano tutti gli aspetti della nostra società dei consumi. È il ritratto della nostra società in uno spazio ristretto, un microcosmo in cui si scontrano gli opposti della nostra epoca: ricchezza e povertà, massa e solitudine, natura e artificiosità, cultura e commercio.

Commento: Eccessi e svaghi si scontrano nelle inquadrature statiche di un microcosmo grottesco. La massificazione della società di massa mostrata nel suo habitat più claustrofobico e straripante. L’alternanza di immagini vuote e immagini senza spazio sta tutta nella presenza o assenza dell’uomo, il quale concentrandosi in piccolissimi cubicoli abitativi dal divertimento obbligato(rio) lascia libero il cielo, unica alternativa per acquietare lo sguardo. L’occhio di Corina Schwingruber Ilić è inevitabilmente ironico, e la fotografia scattata appare come un live-action della crociera spaziale vista nel film d’animazione Pixar “Wall-e”. La differenza risiede solo nel tempo narrato, lì distopico e futuro, qui distopico e presente. La crociera è così un quadretto Andersoniano la cui simmetria è l’insieme di disordine e sovrabbondanza, la quale osservata dal distacco dell’immagine pare acquisire quello strano fascino proprio della decadenza.

Mémorable

Regia di: Bruno Collet

Trama: Di recente, Louis, pittore e sua moglie Michelle, vivono eventi strani. L’universo intorno a loro sembra cambiare. Lentamente mobili, oggetti, persone perdono il loro realismo. Sono destrutturanti, a volte disintegranti.

Commento: la malattia posta in scena mediante il filtro del ricordo e della sua natura culturale. Louis inizia così a perdere la linearità di ciò che lo circonda, ricostruendo il tutto mediante le sue conoscenze pittoriche e trasformando i volti in Modigliani, i paesaggi in Van Gogh e la casa in un Picasso. La regressione cerebrale non viene dunque semplicemente derubricata a fatto di dispersione di controllo e memoria, bensì sottoposta al vaglio della personalità di chi la vive, in questo caso un pittore. La forma d’animazione appare perfetta per trasmettere la liquidità instabile della condizione di malattia, la quale però non è mostrata solo per il suo dolore, ma anche per la sua dolcezza e infrangibile umanità.

Mina

Regia di: Martino Chiti e Daniele Stefanini

Trama: La vita scorre a Mina el Limon, un paese nicaraguense costruito sopra una miniera d’oro, dove la percentuale di insufficienza renale cronica supera il 30%.

Commento: Martino Chiti e Daniele Stefanini lavorano attorno all’istantanea di Mina el Limon per restituire i controsensi di una città immersa nell’oro e quanto mai povera e malata. Una delle tante contraddizioni di paesi ricchi di poveri, ricchezze e assurdità. La società nel pieno del proprio conflitto interiore viene dunque mostrata dai due registi come immagini glitchate proiettate contro i muri della città, la quale riesce a sostenere i volti confusi e mischiati dei suoi cittadini in lotta contro un nemico non ben distinto.

Mitya’s Love

­Regia di: Svetlana Filippovas

Trama: un giovane si innamora come mai prima d’allora, ma lei scompare e la sua missione è ritrovarla.

Commento: non c’è tempo, misura o dimensione che venga tenuto a freno in quest’animazione che esplode come in un coacervo di ricordi d’amore, canti e sogni. L’atmosfera si riempie di ellissi e accelerazioni tipiche delle memorie e così si abbandona ai voli onirici di innamorati capaci di saltare intere case come nei quadri di Marc Chagall, accompagnati da una realtà culturale che pulsa quasi ad accompagnare la storia d’amore con un sottotesto popolare.

Christmas Gift

Regia di: Bogdan Muresanu

Trama: all’ombra della presidenza di Nicolae Ceausescu si avvicina il natale, ma per una piccola famiglia di Timosoara le cose si mettono male quando il figlio della coppia decide di chiedere a Babbo Natale la morte di “Zio Nick”, ossia proprio Ceausescu.

Commento: camera a mano e zoom accompagnano la tensione di una famiglia in una notte d’inverno. La ragione è l’atto innocente di un bambino che potrebbe aver messo a repentaglio la vita dell’intera famiglia, ma oltre il gesto del figlio c’è un terrore latente per una dittatura mascherata da presidenza. La rabbia del padre non nasconde però una speranza: che Babbo Natale legga davvero la lettera e si decide ad agire. Un po’ dramma, un po’ commedia, un po’ favola; Bodgan Muresanu lavora sui sogni indicibili di adulti spaventati e sull’intraprendenza infantile a volerli realizzare.

Share: